Renner, i veri superpoteri? L'amore e la resilienza'
Ad Alice nella città, parla del grave incidente avuto nel 2023, 'mi ha insegnato molto'
(di Francesca Pierleoni) Rischiare la propria vita per salvare il nipote "non è stata, da parte mia, un'azione di supereroe, ma un atto d'amore… forse quello è il vero superpotere". Lo dice, parlando con i giornalisti, Jeremy Renner divo candidato due volte all'Oscar, amato del pubblico in tutto in tutto il mondo per il ritratto del supereroe Marvel Hawkeye, arrivato a Roma, ospite di Alice nella città, dove ha riceve il premio Speciale della Giuria Giovani ed è protagonista di una masterclass nella quale presenta anche "My Next Breath: A Memoir", l'autobiografia bestseller in cui racconta in prima persona la sua rinascita dopo l'incidente quasi fatale del 2023. L'attore infatti il primo gennaio di tre anni fa, è riuscito ad evitare che il nipote finisse sotto il suo gatto delle nevi, ma è stato travolto lui dal mezzo. Le conseguenze, sono state un trauma toracico, decine di fratture e un quadro clinico gravissimo. Salvato in ospedale, da lì ha iniziato un lungo periodo di convalescenza e guarigione. "Ho imparato una grande lezione racconta -. Pensiamo tutti di sapere cosa fare di avere il controllo delle nostre vite, perché forse pensiamo di essere più intelligenti degli altri e di sapere qualcosa in più su come funzionano le cose. Io però da quel giorno ho capito invece quanto tutto questo non sia vero". Per Renner scrivere della sua esperienza "era una sorta di dovere verso la mia famiglia, i miei amici, le persone che per questo incidente hanno vissuto un trauma profondo, per tutti quelli che nel mondo si sono preoccupati per me, hanno pregato per me, mi hanno aiutato, mi hanno sostenuto. Ho pensato fosse giusto che tutta la storia gliela raccontassi io, e che potesse essere un'esperienza catartica". Renner, che ritroveremo protagonista sul piccolo schermo nella quinta e ultima stagione della serie crime/drama Mayor Of Kingstown, dal 15 gennaio su Paramount+, non si considera un eroe e dice di avere "imparato molto sull'eroismo soprattutto lavorando con molti adolescenti svantaggiati". Un impegno che porta avanti con la sua RennerVation Foundation, che si dedica ad aiutare i bambini in affido e i giovani a rischio. "Sono ragazzi che spesso già a 12 anni hanno affrontato difficoltà inimmaginabili, che nessun adulto saprebbe affrontare. Vedo questi ragazzi venire ai nostri incontri e ogni volta che passo del tempo con loro sono colpito dalla loro grande resilienza. Tengono la testa alta e sono aperti ad essere amati e accuditi. Conservano in loro la bellezza, sono umili, premurosi, gentili, hanno mantenuto la loro anima di bambini… la resilienza è forse il vero superpotere". A chi gli chiede se pensa Hollywood dia abbastanza spazio al racconto delle parti più svantaggiate della società, lui risponde che "probabilmente si raccontano storie più leggere perché portano più soldi, o forse perché sono una forma di evasione della realtà di cui c'è bisogno - osserva -. Ma penso che si debba trovare sempre spazio anche per un altro tipo di storie, come 'Adolescence' che mi ha colpito profondamente". Tornando all'incidente, l'attore spiega che inevitabilmente quello che gli è accaduto "ha cambiato all'inizio la prospettiva sul mio lavoro. Ho provato a lungo molto dolore, anche emotivo, avevo problemi di respirazione, vivevo in una realtà piuttosto dura e ho avuto qualche difficoltà a tornare sul set, davanti alle luci, alle cineprese, per dare senso a storie di finzione perché la mia realtà in quel momento era molto diversa". Tuttavia anche quella fase "mi è servita, ho ritrovato la magia della leggerezza; e adesso non vedo l'ora di affrontare altri progetti, perché mi sento benissimo". Per quanto riguarda infine la possibilità che la sua vicenda diventi un film, magari diretto da lui, Renner spiega di avere la mentalità "di un regista, ma dirigere un film richiede tempi troppo lunghi, almeno tre anni. Non me la sento di staccarmi così a lungo dalla mia famiglia. Mia figlia (la tredicenne Ava, ndr) che è qui con me, non me lo permetterebbe… chissà se il film invece lo dirigesse lei, potrei farmi coinvolgere".
D.Cameron--SMC
